Di male in peggio: la corruzione della democrazia.

Issue: 
Kronstadt 55

Il beone che si versa da bere, senza passare per l'oste. Questa è una delle più antiche critiche alla democrazia. Decantata come la meno peggio, perde di ogni significato quando sfocia nell'incompetenza politica e dialettale, nei sistemi monetari schiavisti e nella demagogia mediatica.

L'aristocrazia rappresentativa.

Prendendo la radice antica, il suo significato originale ovvero “governo dei migliori”, indico con questa perifrasi un governo dove non tutti sono uguali, ma che sono rappresentati tanto più sono sapienti, conoscenti. Ben lungi da me spogliare di ogni considerazione l'ignorante, dato che come tutti ha un valore la sua opinione e che potrebbe anche fare scelte migliori di un saggio. Resta il dato di fatto che la conoscenza porta in linea di massima a risultati migliori.

Il grosso difetto moderno (e in parte intrinseco) della democrazia è la necessità di una maggioranza per far passare una legge. Questo ha portato alla formazione di blocchi, generalmente un paio, che si contendono la stragrande maggioranza dei voti (bipolarismo) per portare al governo una linea dittatoriale, che ha un'opposizione “futura”, ovvero una controparte che potenzialmente potrà prendere più voti alla prossima tornata elettorale. In una vera democrazia nessun partito, o blocco politico, dovrebbe detenere la maggioranza effettiva, quella necessaria al passaggio delle leggi. Questa tendenza è portata dall'incapacità dei governanti a discutere, proporre e conciliare idee differenti, come in una sintesi Hegeliana, per ottenere la massima approvazione possibile e non accontentarsi di un'idea mediocre che soddisfi il necessario. Il punto di incontro di più punti di vista è una visione più completa e concreta dello stesso problema. In questo sistema non vengono conteggiati gli astenuti, solitamente in Italia tra il 20 e il 35% degli aventi diritto al voto, che non si riconoscono in nessun schieramento politico. Gente che ha il diritto di lamentarsi come e anche di più di chi ha votato. Non è possibile mettere una persona che li rappresenti dato che sono la somma delle idee politiche più disparate, ma è possibile che ci siano sedie vuote, a rappresentare che ci sono, rendendo le decisioni più difficili da prendere senza la collaborazione e lavoro politico dei restanti gruppi. Il rischio di immobilismo è legato dall'incapacità dei politici, non all'idea in sé e per sé.

Il sistema dà, il sistema prende

Il sistema economico è il principale responsabile dell'impossibilità di informarsi e di quella di potersi esporre al pubblico con mezzi adeguati nonché, stipulando patti di convenienza, si serve dei rappresentanti inseriti per ottenere leggi a favore di chi ha le redini del sistema, ovvero una minoranza. Inserendo il discorso a livello pratico, la maggioranza della popolazione lavora troppo, ha troppi impegni per potersi informare correttamente, costretta cosi a fidarsi delle poche notizie, spesso manipolate più o meno profondamente, del mezzo più alla portata, ovvero il televisore.

Nel momento che un'idea politica vorrebbe uscire si trova una serie di muri invalicabili a meno che non possedere forti somme di denaro o già una piattaforma in vista (come i grillini), ossia l'impossibilità di farsi udire sotto il costante bombardamento mediatico di chi il contante lo possiede o almeno senza ottenere risposta considerevole. Infine, come coronamento del binomio media-denaro, troviamo che i nostri rappresentanti sono correlati ad aziende, amicizie e altro cui devono favori e denaro dovendo cosi, per saldare il debito che li ha messi in quella posizione, portare volontà di pochi con la voce dei tanti che l'hanno votato, defecando metaforicamente sul significato di democrazia. Sempre che non sia lui stesso il beneficiario di quelle leggi.

L'Italia insieme a Tonga tra Israele e Hong Kong.

Ovvero 73° esimo posto, nella classifica del 2009 sulla libertà di stampa. Notizia che ha fatto un po' di rumore l'anno scorso, declassando il bel paese in quelli “parzialmente liberi”.

D'altronde non ci si può stupire, anche solo guardando le % di presenza in televisione dei vari partiti si capisce che c'è una certa tendenza a dare più spazio al Pdl (seguito poi dal Pd, ma staccato nettamente). Il problema non si ferma solo alla quantità di informazione, ma anche alla qualità. Vari meriti che ci si prendono senza aver mosso un mignolo o quasi, promesse che non possono essere mantenute, mezze verità (è un bene per tutti se le aziende vanno bene, ma è un bene soprattutto per le aziende e gli imprenditori) e notizie (che non sono tali) che, prendendo in prestito un termine coniato in “l'uomo dell'anno”, sono armi di distrazione di massa. I primi tre punti (meriti,promesse e mezze verità) sono finalizzate alla demagogia vera e propria, ovvero attirare la massa elettorale che non può far altro che fidarsi di quello che arriva al loro orecchio. L'ultimo invece sono la mala informazione, notizie date per far audience, per colpire l'ascoltatore, senza che ci possa essere spunto di riflessione o mettere in mostra qualcosa che non va nel sistema. Da arma degli schiavi si è trasformata in un paraocchi. È anche vero che in un periodo normale le notizie del governo solitamente riguardano più le maggioranze, i blocchi più grossi, e quindi è perfettamente logico che ci si occupi più di quelli.

Non bisogna chiedersi a cosa portino questi abomini moderni, l'abbiamo sotto gli occhi. Bisogna chiedersi come uscirne, se si può uscirne con delle riforme o cacciare i politicanti a casa e creare una classe politica come dovrebbe essere capace di discutere, arte ormai in disuso.