Gare di velocità.
L'idea risale agli anni settanta del secolo scorso, quando Ivan Ilich pensò di calcolare la velocità di un tipico automobilista americano considerando, oltre al tempo trascorso alla guida, anche quello necessario a guadagnare soldi sufficienti per comprare e mantenere un'automobile. Si scoprì che la velocità effettiva di spostamento calcolata in questo modo non superava quella di un pedone! Data una distanza da percorrere, quindi, farlo in automobile piuttosto che a piedi non avrebbe permesso di risparmiare tempo, ma semplicemente di commutare ore di cammino in ore di lavoro in una fabbrica, un ufficio o altro.
Ugo Bardi, professore di chimica all'Università di Firenze, ha pensato di applicare questo approccio utilizzando dati che siano rappresentativi della realtà automobilistica dell'Italia di oggi. I risultati dei suoi calcoli sono pubblicati sul blog aspoitalia.blogspot.com e mostrano una situazione solo leggermente migliore di quella relativa all'automobilista americano degli anni '70: la macchina utilizzata da Bardi supera in velocità i pedoni ma in definitiva si muove con velocità paragonabili a quelle di una bicicletta!
I dati riportati da Bardi sono stai ricavati per un veicolo utilizzato prevalentemente su percorsi urbani o semi-urbani, quindi caratterizzati da velocità di percorrenza limitate. Anche ad alte velocità, però, l'applicazione di questo concetto conduce a risultati sorprendenti. Sul blog lopo.it si legge che, a causa dell'aumento di consumo di benzina, a parità di distanza percorsa si impiega meno tempo se si mantiene una velocità di 130 km/ora piuttosto che di 150 km/ora: per la precisione, secondo i suoi calcoli per percorrere 250 Km andando a 150 Km/h trascorriamo 15 minuti in meno in macchina ma poi 16 minuti in più a lavorare!
Per concludere, vale la pena di notare che lo stipendio da professore ordinario di Ugo Bardi è lontano dall'essere lo stipendio medio di un lavoratore italiano, per cui per la maggior parte dei lettori (nonché di chi scrive) saranno necessarie ben più ore di lavoro rispetto a quelle da lui ipotizzate per ripagare la macchina, il carburante, ecc. In pratica a parità di mezzo di trasporto noi saremo, irrimediabilmente, più lenti di chi è più ricco di noi.
Abbiamo sempre saputo, d'altronde, della triste equivalenza tra tempo e denaro. Per nostra fortuna, la disponibiltà economica spinge all'acquisto di mezzi tanto cari da annullare il vantaggio iniziale: una Ferrari, ad esempio, difficilmente risulterà veloce quanto una bicicletta. Possiamo consolarci allora con la consapevolezza di poter battere in velocità un'auto sportiva, per di più alla guida di un mezzo ecologico e, soprattutto, alla portata delle nostre tasche!
