In principio era l'Onda: gli studenti pavesi e la crisi dell'univerità

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Kronstadt 54

In principio era l’onda, quella che travolse l’Italia, quella che non si poteva cavalcare; il vasto movimento di opposizione alla legge 133, quella parte della finanziaria 2009 relativa all’istruzione. Tagli per più di otto miliardi all’istruzine pubblica in genere, nella fattispecie un miliardo e novecento milioni di tagli all’università. Ma anche uno dei più grandi movimenti di aggregazione studentesca degli ultimi anni, che, anche in una località addormentata come Pavia, sebbene meno che in altre città universitarie, era esploso fragorosamente, raggiungendo il culmine il 30 ottobre 2008, con migliaia di studenti in corteo per le vie della città.
Ma lacerazioni e dissidi interni, oltre al disincanto nei confronti di una legge che continuava il suo iter come se nulla fosse, portarono ad un progressivo sgretolamento del movimento pavese. Non bastarono conferenze, incontri, gruppi di studio. Sempre meno gente si faceva vedere, sempre più lavoro toccava ai pochi che rimanevano, e, arrivati ormai in primavera, l’Onda Pavese, senza gran rumore, cessò di esistere.

Quest’anno, incassata la sconfitta, eccoci a fare i conti con gli effetti dei tagli: ricercatori senza soldi, didattica affossata, meno borse di studio e maggiori tasse, è questo lo scenario che si profila, in un orizzonte troppo prossimo per non preoccuparcene. E questo è solo l’inizio, visto che i soldi saranno sempre meno, ogni anno che passa. Intanto, una nuova riforma, firmata Gelmini è in fieri a Roma: essa prevederebbe un riassetto degli organi istituzionali delle Università, con il passaggio di poteri dal senato al consiglio di amministrazione. In quest’ultimo organo verrebbe ridimensionata la presenza studentesca (da tre a un rappresentante) e rafforzata quella degli esterni (dovranno essere almeno il 40%). Da una parte tagli sempre maggiori dunque, dall’altra privati affamati ai quali verrà servita l’università su un piatto d’argento, e con tanta salsa sopra.

Sperando che il movimento possa rinsaldarsi, varie componenti che l’anno scorso avevano fatto da sponda al movimento (le associazioni dei dottorandi e degli specializzandi, il Collettivo Universitario Autonomo, e il Coordinamento per il diritto alla Studio) lanciano, dall’autunno scorso una serie di iniziative. Ma subito bisogna fare i conti con i numeri, scarsi così come l’entusiasmo. Il coinvolgimento di persone esterne a sindacati e collettivi era stato infatti il punto di forza dell’Onda; spesso si trattava di gente che mai aveva fatto movimentismo o politica prima di allora, ma che aveva risposto al richiamo (comunque importante) di gruppi come il Cua o il Coordinamento, con un impegno in prima persona e al di fuori delle logiche di parte. Questo non solo aveva riempito il movimento di entusiasmo e contenuti, ma lo aveva al tempo stesso svuotato di parzialismi politici, dandogli forza e credibilità. Ora, dopo che quel movimento si è spento anche a causa di nemicizie tra gruppi studenteschi, questo coinvolgimento non è più così forte; in parte perché molte persone, che l’anno scorso avevano dato anima e corpo al movimento, anche a discapito della propria carriera accademica, si ritrovano ora, delusi da come era finita, a dover recupere gli esami perduti. In secondo luogo, la capacità di attrazione che scaturiva dal sentirsi un movimento nazionale (se non addirittura Europeo, vedi Grecia e Francia) non c’è più, visto che poco si sta muovendo a questo livello. Terzo, una progressiva e preoccupante disillusione nella nostra società, che, non solo a livello universitario, aumenta ogni anno a livello esponenziale.

A gennaio viene palesata la notizia che le tasse universitarie aumenteranno, nonostante le promesse di segno opposto; decine di studenti decidono di occupare l’aula nella quale si tiene il CdA, che dovrebbe decidere di questo aumento, al fine di rimandare la seduta per poter meglio organizzare un movimento di opposizione. Decisione che non viene tra l’altro particolarmente ostacolata da gruppi studenteschi quali Ateneo Studenti (che è d’accordo all’aumento) ed Azione Universitaria (la quale assumerà una posizione ambigua sull’argomento). Ma la seduta si svolge in un’altra aula e la polizia viene chiamata per bloccare gli occupanti. Il diciassette marzo una nuova manifestazione cittadina viene organizzata, contro le tasse, i tagli ai servizi, e la nuova riforma gelmini. Centinaia di studenti vi partecipano, ma fallisce il tentativo di saldare la protesta con quella degli specializzandi di medicina, che in quei giorni mettono in atto alcune azioni di protesta, ma che non sono presenti in manifestazione. Insomma, il movimento forse c’è, ma è diviso. E rimane comunque difficile, anche tra gli studenti, compattarsi e mettere in pratica delle azioni concrete, né è facile ricreare, soprattutto in prossimità delle elezioni elezioni, quelle condizioni di “non parzialità” che avevano caratterizzato il movimento dell’Onda.

La situazione è preoccupante. La legge 133 e la nuova riforma Gelmini sono in linea con ciò che l’attuale presidente del consiglio disse, anni fa, sulla sua idea di merito: che il figlio dell’operaio non dovesse avere le stesse opportunità del figlio del professionista. Si può pensare che, nei prossimi anni, chi potrà se ne andrà all’estero, o in scuole private e costose. Chi non potrà, potrebbe assistere allo sfacelo dell’Università pubblica, oltre che ad un aumento delle tasse e a corsi di Laurea sempre più piegati ai bisogni delle aziende (e, non ci stancheremo mai di ricordarlo, siamo in Italia, non negli USA, dove le aziende sanno bene cosa vuol dire investire in ricerca). Un forte movimento studentesco all’Università di Pavia, la quale più di altri ha subito la mannaia govrnativa, è vitale e doveroso. Vitale perché i tagli che la nostra università dovrà subire non colpiscano solo gli studenti, ma piuttosto, se possibile, i tanti privilegi che affliggono, sebbene in misura minore che in alri posti, la nostra università. Doveroso perché gli studenti, come massa critica, si oppongano alla superficialità, (se non all’ostilità) con cui la politica, indipendentemente dai colori, guarda all’Università.

Biker Mause da Marte