L'Era del Diritto & l'Efficace Neo Colonialismo Efficiente
Importanti membri del nostro lungimirante Governo leggono K. Anzi: lungimiranti membri del nostro importante Governo agiscono da premonitori rispetto a quanto leggerete su K.
In un impronunciabile articolo di qualche mese fa, avevamo infatti proposto alcuni scandalistici metodi per affrontare la questione immigrazione, sempre più fonte di problemi, reali o percepiti, in ogni caso giudicabili come tali. Tra le altre cose avevamo sentenziato che sarebbe stato necessario esportare eticamente un po’ di sviluppo da primo mondo, al fine di garantire nei paesi d’origine quello che i migranti cercano qua: la possibilità di vivere un’esistenza dignitosa.
In Italia già l’avevano capito, e da chissà da quanto tempo.
Infatti il 13 gennaio 2010 il Ministro degli Esteri Frattini ha fatto visita all’Etiopia per inaugurare la centrale idroelettrica Gigel Gibe II, ad opera della Salini Costruzioni: un tunnel di 26 chilometri che permette all’acqua di un lago di artificiale, bacino della diga Gigel Gibel I, di sorgere artificialmente e affrontare un salto che mette in moto turbine atte alla produzione di energia. Per una zona così povera del mondo, una salvifica costruzione, resa possibile grazie al contributo di 220 milioni di euro del nostro generoso Governo, progettata e realizzata grazie al genio ingegneristico italiano.
Poco importa se l’affidamento dei lavori alla Salini sia avvenuto in maniera diretta, senza alcuna gara d’appalto, se le concessioni date contro il parere delle commissioni ambientali etiopi siano arrivate a lavori già avviati, se esperti esterni, chiamati a pronunciarsi in merito al progetto, abbiano posto seri dubbi circa l’impatto ambientale, il rischio di prosciugamento di zone in cui sorgono villaggi tribali e la sicurezza della struttura stessa, scavata in una montagna di argilla, se i lavori sono stati ultimati con due anni di ritardo rispetto alle disattese promesse iniziali per la superficialità degli studi preliminari, se diecimila persone sono state sfollate in zone paludose e poco fertili, senza infrastrutture e assistenza, ma soprattutto senza elettricità.
Vorremmo che lo scetticismo di qualche voce stonata possa frenare lo spirito risolutore della nostra italiana benevolenza? Vorremmo che la diffidenza di pochi possa sminuire l’altruismo della nostra classe politica e dei nostri imprenditori? Vorremo anteporre i diritti di un abitante su diecimila (nda: in Etiopia vivono quasi 80 milioni di persone) al benessere della sua controparte?
Noi siamo un grande popolo e vogliamo esportare tutto il nostro valore, anche a costo di scontrarci con facinorosi ambientalisti e invidiosi sedicenti esperti in materia.
E difatti il 25 gennaio, a sole due settimane dall’inaugurazione ufficiale, il tunnel che garantisce l’approvvigionamento idrico indispensabile per il funzionamento alla centrale è crollato. Triste fatalità o epilogo prevedibile, poco importa: turbine ferme, progetto da rivedere, lavori da rifinanziare e tempo stimato per il ripristino almeno due mesi.
L’impresa incaricata non sarà invece da ridefinire: si legge sul sito della Salini Costruzioni, che ha riportato con sospetto ritardo la notizia, relegando il fatto ad un “problema tecnico in fase di prova”, che gli organi preposti hanno affidato alla stessa lodevole impresa l’opera di recupero dell’efficienza della centrale.
Potrebbe bastare tutto questo per gridare allo scandalo: invece Gibel I e Gibel II rappresentano soltanto il banco di prova per un’opera titanica che la Salini si appresta a realizzare in Etiopia: la Gigel Gibel III, un’immensa diga di 240 metri a supporto di una avveniristica centrale che aumenterà del 50% la potenza elettrica installata nel paese (!!!). Ancora soldi italiani, ancora permessi da aggirare, ancora pareri contrari: l’opera rischia di mettere a serio repentaglio l’ecosistema unico della zona e lasciare, nei periodi di chiusura della diga per il riempimento dell’invaso, senz’acqua duecentomila persone, già ridotte allo stremo delle forze.
Oltre i danni sarebbe da considerare la beffa: l’Italia nel gennaio del 2005 ha cancellato in pompa magna con grandi proclami 330 milioni di debito all’Etiopia, senza aver mai pubblicizzato che tre mesi prima, attraverso il prestito per la centrale, l’Etiopia stessa si era indebitata con l’Italia per una cifra simile, prospettando inoltre un successivo indebitamento di 250 milioni per l’ultima ciclopica opera. E se la matematica non è un'opinione, alla fine il debito complessivo sarà superiore a quello originario. E se questa volta qualcosa dovesse crollare, non sarà certo solo una centrale a fermarsi: 11 miliardi di metri cubi d’acqua inonderebbero una zona popolata da decine di migliaia di indigeni.
Certo: anche questa potrebbe essere una soluzione all’immigrazione, giacché l’alternativa è spesso un'analoga e silenziosa morte in mare aperto, egualmente lontano dagli occhi di tutti. Che ingenui, nel nostro ragionamento ricco di soluzioni proposte. a questo proprio non avevamo pensato.
Parlando di “sviluppo sostenibile”, avremmo dovuto scrivere “delinquenza esportabile”.

